giovedì 15 dicembre 2011

SUFFICIENTI 5 KM AL GIORNO IN BICI AL POSTO DELL'AUTO O DEL BUS

Diminuire le emissioni di CO2?
Incentivare l'uso della bici è più semplice ed economico delle campagne per diffondere l’auto elettrica

MILANO - Il 60 per cento in meno delle emissioni di CO2 non è un miraggio. Se tutti gli europei pedalassero quanto i danesi, nel 2050 potremmo più che dimezzare l’impatto dei trasporti urbani raggiungendo così l’obiettivo previsto dall’Unione europea. La stima arriva da un rapporto dell’European Cyclists’ Federation, federazione europea dei ciclisti, cui aderisce anche l’italiana Fiab (Federazione amici della bicicletta). Dati alla mano, si osserva infatti come in questi anni le emissioni inquinanti prodotte dai trasporti locali siano aumentate del 36 per cento. Tuttavia se ogni cittadino percorresse almeno 5 chilometri al giorno in bicicletta piuttosto che con l’automobile o l’autobus si «risparmierebbero» tra 33 e 72 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Senza contare i benefici per la salute e per l’organismo.

CONVENIENZA - Importante, secondo gli autori dello studio, sarebbe dunque portare avanti interventi e campagne che modifichino il comportamento di chi si deve spostare in città. «Convincere la gente a usare la bicicletta è più semplice ed economico rispetto alle campagne portate avanti per incentivare l’uso dell’auto elettrica», ha spiegato Benoit Blondel, ricercatore della European Cyclists’ Federation. Il motivo? Di facile intuizione. «È più conveniente acquistare una bicicletta che un’automobile».

IL MODELLO DANESE - Lo studio ha scelto come esempio virtuoso la Danimarca. Attualmente si calcola che a Copenaghen il 36 per cento degli abitanti (oltre 180 mila persone) utilizzi le due ruote per recarsi al lavoro o a scuola, e si prevede che questa cifra possa arrivare fino al 50% entro il 2015 «Ma non dobbiamo dimenticare gli olandesi, perché sarebbe scorretto affermare che non sono entusiasti ciclisti», ha sottolineato Chloe Mispelon, altro autore della ricerca.

AMSTERDAM - Non a caso Amsterdam è famosa in tutto il mondo per i suoi 400 chilometri di piste ciclabili, che rendono facile e quasi naturale preferire le due ruote al Suv. E, ancora, il municipio della città olandese, oltre a perseverare nella promozione della mobilità su due ruote, ha lanciato un programma di incentivi per azzerare entro il 2050 la circolazione delle auto con motore a combustione interna. Risultato, sono stati stanziati 9 milioni di euro per l’anno prossimo per sovvenzionare l’acquisto di auto elettriche aziendali ed è stato previsto di portare entro il 2013 le colonnine per la ricarica a più di mille in tutta la città.

LA BICI DEGLI ITALIANI È IN GARAGE - E l’Italia? Secondo le ultime statistiche, agli italiani la bici piace: ne possediamo 30 milioni e siamo sesti nel mondo dopo Cina, Usa, Giappone, Germania e India. Ma la teniamo soprattutto in garage e usiamo nel fine settimana o per gite nel parco. Per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o andare a fare la spesa, il mezzo preferito resta sempre l'automobile, di cui abbiamo una delle concentrazioni più alte al mondo: più di 600 auto per mille abitanti, quando la media europea è di 463. Colpa delle infrastrutture che mancano? Certo, piste ciclabili che non esistono o funzionano male, bike sharing ancora agli albori e scarsa cultura ambientalista non aiutano. Ma in realtà, se andiamo a esaminare il totale delle piste ciclabili, vediamo che dal 2000 al 2010 i chilometri totali sono triplicati. Con il risultato però che gli spostamenti urbani in bicicletta riguardano sempre la stessa percentuale di persone: un misero 3,8 per cento.

L’AUTO ELETTRICA NON CONVINCE – Non cambia la musica nemmeno se si analizzano i dati di vendita delle auto elettriche. Gli italiani restano tra i cittadini europei quelli meno propensi ad acquistarle. Se si considerano le statistiche relative a tutto il Vecchio Continente si nota subito che rispetto al 2010 quest'anno in generale c'è stato un significativo aumento delle vendite. Il Paese che ha il maggior numero di acquirenti di auto elettriche è la Germania, dove negli ultimi sei mesi sono stati immatricolati 1.020 veicoli di questo tipo, nonostante un'agevolazione di soli 380 euro. Il paradosso sta invece in Danimarca, dove l'aiuto per ogni veicolo è più sostanzioso rispetto a quello tedesco. Ma durante l’anno sono state vendute solo 283 modelli elettrici. In Italia, infine, in attesa di capire a quanto ammonteranno le agevolazioni per l’anno prossimo, la cifra è ancora più bassa, con solo 103 vetture elettriche immatricolate nel 2011. Un misero 0,01 per cento rispetto al totale del mercato automobilistico dell’intero Stivale. A dimostrazione che la strada da fare, su due o quattro ruote che siano, è ancora lunghissima.


lunedì 5 dicembre 2011

PERCORSO CICLOPEDONALE "VIA DELLE ABBAZIE"

Grazie agli amici dell'associazione Ciclo Stile ed ai comuni coinvolti il percorso ciclopedonale che collega l'Abbazia di San Claudio a quella di Santa Maria a piè di Chienti è finalmente una realtà.
Ecco le prove!



lunedì 12 settembre 2011

BOOM DI BICI ELETTRICHE IN ITALIA

Vendite a quota 50 mila: possono viaggiare fino a 25 Km orari e percorrere fino a 90 km con le batterie cariche




MILANO - Un po' bici, un po' motorino: L'ibrido perfetto. I tecnici la chiamano «bicicletta a pedalata assistita». I modaioli osano «eco-bike». Per tutti, sbrigativamente, è la bici elettrica. Nome a parte, è la combinazione di forza umana ed energia elettrica. Lo scopo è alleggerire (non eliminare) le fatiche dei ciclisti cittadini. In giro se ne vedono ancora poche, ma c'è chi è pronto a scommettere sul boom.
Il motivo è intuibile: diminuiscono lo sforzo rispetto a una bicicletta tradizionale, sono facili da usare e soprattutto non richiedono assicurazioni, patente e casco. Tutte quelle cose che complicano la vita di chi acquista un ciclomotore, il concorrente diretto. Per differenziarsi da quest'ultimo, devono però rispettare alcuni limiti. Una velocità massima di 25 km/h e una potenza del motore non superiore a 250 Watt. Inoltre, la spinta meccanica può essere attivata soltanto dalla pedalata: l'acceleratore è bandito e una volta raggiunta la «velocità codice» il propulsore elettrico, che è solo un aiuto, viene disinserito automaticamente.
In Italia il fenomeno sta crescendo. «Oggi se ne vendono circa 40-50mila unità l'anno, ma cinque anni fa il mercato era praticamente a zero», spiega Massimo Panzeri dell'Atala, storico produttore di due ruote a pedali. Nel nostro Paese i marchi di punta si contano sulle dita di una mano, ma in Olanda e in Germania c'è una realtà consolidata che vale alcune centinaia di milioni di euro. Con margini quasi certi di crescita. I problemi ambientali della città faranno da volano alle vendite che già raggiungono le 150mila unità nel primo caso e sfiorano le 200mila nel secondo. Bisogna inoltre considerare lo sviluppo tecnico che ha reso più fruibile il prodotto, migliorandone anche l'estetica. I primi esemplari sembravano delle bici da lavoro, sgraziate e pesanti. I modelli di oggi sono identici alle bici totalmente muscolari, ma pesano in media 25 kg.
Le batterie, sempre più piccole, sono celate nel portapacchi; il motorino, quasi invisibile, è nascosto nel mozzo della ruota. Il resto, qualche cavo in più e un piccolo computerino sul manubrio, quasi non si vede. I modelli più costosi raggiungono i duemila euro. O sfiorano i tremila, come nel caso della nuovissima Smart ebike, in mostra addirittura nei prossimi giorni al Salone dell'auto di Francoforte. Ma anche con 900 euro è possibile acquistare un modello completo di tutto quello che serve. La discriminante tecnica sono le batterie: al piombo, quasi in disuso, ma più economiche, o al litio, più leggere ed efficienti, ma più costose. Si ricaricano attaccandole a una presa comune, tipo telefonino. In molti casi, dopo averle staccate dal supporto del telaio. L'autonomia varia da 40 a 90 km, comunque sufficienti per la città. Molti esemplari offrono un'elettronica di gestione, che controlla lo stato di carica e permette di regolare la potenza del motore, scegliendo tra modalità sportiva ed economica. Una finezza in più, per risparmiare un po' di fiato quando serve.

fonte: http://motori.corriere.it/motori/varie/11_settembre_12/lorenzi-pedalare-biciclette_ce76121c-dd1d-11e0-a93b-4b623cb85681.shtml

lunedì 20 giugno 2011

Londra, tutti al lavoro in bici Sono più degli automobilisti

Il 50% dei pendolari usa le due ruote a pedali per raggiungere la City. Sul ponte di Southwark, che attraversa il Tamigi, sono più del 42% del totale del traffico urbano. E il fenomeno riguarda anche Bristol, York e Oxford

 

LONDRA - Tutti al lavoro in bicicletta. Per la prima volta il numero di pendolari che raggiungono alcune zone del centro di Londra durante le ore di punta di massimo traffico in bici ha superato quello di coloro che fanno lo stesso viaggio in automobile. A Cheapside, una strada della City, su cui ogni mattina affluiscono banchieri, broker e impiegati della cittadella finanza, i ciclisti costituiscono ora più del 50 per cento dei pendolari. Sul ponte di Southwark, che attraversa il Tamigi, sono più del 42 per cento del totale del traffico urbano. E il fenomeno non riguarda soltanto la capitale.

In un sobborgo di Bristol, un abitante su quattro si reca al lavoro pedalando su due ruote, e in tutta la città il traffico in bici è triplicato rispetto a un decennio fa. Nella città di York i ciclisti sono aumentati del 20 per cento negli ultimi cinque anni. Nella cittadina universitaria di Cambridge, più di un quinto dell'intera popolazione si sposta regolarmente in bicicletta. La situazione è simile a Oxford e in altri centri con una larga popolazione studentesca, come testimoniano gli enormi parcheggi di biciclette nei pressi delle stazioni ferroviarie. E globalmente, in tutta la Gran Bretagna, nello spazio di quattro anni, cioè da quando sono state ampliate le vie ciclabili in molte regioni, il numero dei viaggi a lunga distanza compiuti in bici è passato da 16 milioni a 73 milioni all'anno.

Lo storico "sorpasso" in certi quartieri di Londra delle bici sulle auto come

mezzo di trasporto preferito dai pendolari, è probabilmente perfino più ampio di quanto dicano le suddette statistiche, diffuse da Transport for London, l'agenzia che sovraintende ai trasporti nella metropoli, perché le cifre diffuse nei giorni scorsi e pubblicate oggi dal Sunday Times sono state compilate prima del luglio 2010, quano il sindaco Boris Johnson ha introdotto un piano che mette a disposizione della cittadinanza 5500 biciclette a noleggio che si possono prendere e restituire in una serie di appositi parcheggi disseminati in tutta la città. L'agenzia stima che il traffico sulle corsie ciclabili sia complessivamente raddoppiato nell'ultimo anno. Cycling England, un'associazione che promuove il traffico su due ruote, calcola che qualcosa di simile stia accadendo in tutta l'Inghilterra.

La bici ha successo perché, andando al lavoro sui pedali, si fa contemporaneamente bene all'ambiente e bene alla (propria) salute. Sulla base dei nuovi dati, la "lobby dei ciclisti" - scrive il Sunday Times - intende chiedere alle autorità di aumentare ancora di più il numero delle corsie riservate esclusivamente ai ciclisti, di allargare le piste ciclabili esistenti e di ridisegnare a favore di chi va in bicicletta gli incroci con maggior traffico. Il modello dell'Olanda, dove in città come Amsterdam quasi tutti si spostano in bici, sta dunque diffondendosi con crescente successo anche nel Regno Unito.


fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/19/news/biciclette_londra-17929215/?ref=HREC2-12 

mercoledì 27 aprile 2011

Triplicano le biciclette in Italia: +9% di ciclisti abituali


Gli italiani, piano piano, per ora più al Nord che al Sud, inforcano la bicicletta per almeno 3-4 volte a settimana. Oramai a cavallo della bici ci va il 9% degli italiani, ossia 3 volte in più rispetto al 2,9% del 2001. Triplicano anche le piste ciclabili che passano da 1200 chilometri a 3230 chilometri.
Perché si usa la bicicletta? La domanda è stata rivolta per un sondaggio da Ipr marketing per Legambiente. Ebbene, il 35% sceglie la bicicletta perché fa bene alla salute; il 25% la usa per il tempo libero; per il 17% è una valida alternativa all’automobile o allo scooter; per il 16% è comoda per evitare traffico e code.
Curiosamente la bicicletta è più usata dagli anziani che non dai giovani; la usano il 18% al Nord e per 3-4 volte a settimana. Al Sud i sondaggisti ne hanno trovato solo uno. Il resto preferisce usare la macchina


Fonte - Corriere della Sera (27-04-2011; pag. 29)

martedì 26 aprile 2011

giovedì 21 aprile 2011

8 Maggio - Piccola grande Italia/Giornata nazionale della bicicletta

mercoledì 20 aprile 2011

8 Maggio - GIORNATA NAZIONALE DELLA BICICLETTA



Promossa dal Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con l’ANCI e la Federazione Ciclistica Italiana, la seconda Giornata Nazionale della Bicicletta è aperta a tutti i cittadini, i Comuni, le associazioni e i gruppi che vorranno aderire ed organizzare attività legate all’uso della bicicletta come mezzo alternativo di trasporto.

Alter Eco sta organizzando, anche nella nostra provincia, iniziative legate alla promozione della mobilità sostenibile. Quindi... stay tuned!

http://giornatadellabicicletta.minambiente.it/

martedì 19 aprile 2011

Il "Giretto d'Italia", gara tra le città che pedalano meglio (da corriere.it)

I Comuni si confrontano in una competizione per vedere chi sa muovere più bici. E i lettori scrivono le loro "tappe"

Il Giro d’Italia lo vince, ogni anno, un grande campione del ciclismo. Il Giretto d’Italia lo vincerà una grande città di ciclisti. Per conquistare il primo bisogna pedalare tanto, per vincere il secondo bisognerà essere in tanti a pedalare. Il primo Campionato nazionale della ciclabilità urbana, assegnerà infatti la maglia rosa al Comune capace di mettere più ciclisti in circolazione. A sfidarsi, il prossimo 3 maggio, saranno 27 città divise in tre gironi (grandi, medie e piccole) che avranno il compito di convincere gli abitanti che solitamente si spostano con mezzi a motore a utilizzare la bicicletta per andare a scuola o al lavoro. Per capire quale saranno le tre vincitrici i Comuni allestiranno tre diversi check-point, in tre diverse strade, monitorando uno per uno tutti i veicoli in transito dalle 7,30 alle 9,30: i centri urbani con la migliore percentuale di spostamenti a pedali rispetto quelli a motore, si aggiudicheranno i rispettivi gironi.
 
CITTA’ IN GARA - Alla sfida - organizzata da Legambiente, Fiab e Cittainbici con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente – sono iscritte 25 città. Nel girone delle “Grandi” (oltre i 250mila abitanti) ci sono Bari, Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino, Venezia e Verona. Tra le “ Medie” (oltre i 100mila abitanti), ci sono Bolzano, Ferrara, Grosseto, Modena, Padova, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Trento, Vicenza e tra le “Città Piccole” (meno di 100mila abitanti), La Spezia, Lodi, Monfalcone, Pisa, Pordenone, Schio, Senigallia, Udine e Carpi. “Il Giretto d’Italia - sottolineano gli organizzatori - vuole dimostrare che ci sono già oggi città dove la mobilità a due ruote è una realtà consolidata e che hanno percentuali di spostamenti a pedali paragonabili a quelli di capitali europee, come Copenaghen o Berlino, unanimemente considerate a misura di bici”.
MOBILITA’ IMMOBILE - In Italia gli abitanti delle città, nonostante “perdano” due settimane intere di vita in auto ogni anno, quasi sempre da soli e a una media che non supera mai i 25 km all’ora, usano poco la bici: è un’impresa che riesce a pochi, viste anche le condizioni urbane proibitive, salvo eccezioni. Nonostante i centri storici delle città italiane siano più a misura di carrozza che di Suv, noi vantiamo un parco vetture che non teme rivali: a New York ci sono 20 auto ogni 100 abitanti, a Tokio 27, a Londra 36, a Barcellona 41, a Parigi 45, a Los Angeles 57, a San Francisco 64. Roma trionfa: sono 76. Eppure il nostro è un paese che sa andare anche a pedali; in numero assoluto siamo sesti al mondo, con circa 30 milioni di biciclette, dietro a Cina (450), Usa (100 milioni), Giappone (75) Germania e India (63). Ma è sui tragitti brevi che l’italiano accende il motore: le auto nel nostro paese, in oltre il 50% dei casi, non percorrono più di 5 km, cioè proprio quelle distanze dove sarebbero concorrenziali le bici, se non venissero arrotate o comunque minacciate da indomiti automobilisti, magari al telefonino. Il risultato complessivo è disarmante; se tentassimo una gara europea usciremmo a pezzi: nel nostro paese solo il 3,8% degli spostamenti totali è fatto in bicicletta. In Olanda il 27%, in Danimarca il 18%, in Germania il 10%, in Finlandia il 7,4%. Peggio di noi solo Francia, 3%, Regno Unito 2%, Portogallo 1 % e Spagna 0,7%.
I LETTORI RACCONTANO LA LORO TAPPA – In vista del Giretto d’Italia il sito del Corriere, in collaborazione con quello di Legambiente e dei Comuni che partecipano alla gara del 3 maggio, raccoglierà e pubblicherà i racconti dei tragitti urbani fatti in bicicletta dai nostri lettori. Chi vuole può anche inserire una foto, per documentare "gioie e dolori" del suo impegno di ciclista urbano. Il tutto con la speranza che questo possa servire agli amministratori pubblici per iniziare seriamente a lavorare per una mobilità urbana che sia a misura di testa e di polmoni.
Legambiente assegnerà anche due premi: uno al miglior racconto della tappa cittadina inviato dai lettori, e un altro alla miglior foto.
PREMIAZIONE - Il Giretto d’Italia 2011, infine, tirerà la volata alla seconda Giornata nazionale della bicicletta, organizzata dal Ministero dell’Ambiente per domenica 8 maggio, durante la quale verranno premiati i sindaci che hanno vinto i tre rispettivi gironi.

 

Campo scuola Walden - in collaborazione con la Coop. Risorse


venerdì 15 aprile 2011

E' nata l'associazione Alter Eco

L’associazione Alter Eco nasce a Macerata con lo scopo di tutelare l'ambiente attraverso servizi sociali, educativi, ambientali e culturali.
Le attività che ci contraddistinguono sono la promozione e valorizzazione dei beni di interesse naturalistico, artistico e storico; lo sviluppo della sostenibilità ambientale e di comportamenti eco sostenibili attraverso la didattica e formazione in materia ambientale; promozione del turismo eco sostenibile.










CONTATTI
Associazione Alter Eco
Via De Nicola, 4
62100 Macerata
Mail: ass.altereco@gmail.com





domenica 10 aprile 2011

Siamo energia, creiamo energia! - COOL TO REUSE

Siamo energia, creiamo energia. Quando camminiamo sprigioniamo energia e l’azienda britannica The Great Outdoor Company ha deciso di sfruttare tale energia. L’impresa in questione si occupa infatti della creazione di zone pubbliche per l’esercizio ginnico all’aperto atte ad intercettare l’energia cinetica creata dalle persone che fanno sport. Attualmente hanno abilitato 250 parchi in tutta la gran Bretagna con palestre che, attraverso attrezzi forniti di dinamo ed accumulatori, producono energia elettrica. Tale energia può essere utilizzata per l’illuminazione pubblica del parco, per la fornitura elettrica di un’edifico pubblico sito nelle vicinanze del parco o per caricare i dispositivi elettronici degli utenti (cellulari e tablets).




Un’iniziativa simile si è realizzata in una discoteca di Londra che ha istallato una pista da ballo con un dispositivo di accumulo dell’energia cinetica prodotta dai colpi dei piedi della gente che balla. L’energia prodotta viene utilizzata per soddisfare il fabbisogno energetico della discoteca stessa. E’ la prima discoteca ecologica del mondo, si chiama Surya Ecological Club. Dato curioso: l’entrata costa 12 euro però se la raggiungi a piedi, in bicicletta o attraverso trasporto pubblico la entrata è gratuita.













domenica 3 aprile 2011

Obsolescencia programada - COOL TO REUSE

Si algo se nos da bien a los occidentales, es sacar beneficio hasta de las cosas más sucias. Que la basura es un negocio que mueve muchísimo dinero y con enormes intereses, lo sabemos todos. Pero lo realmente peligroso, es que cada vez generamos más basura ya que sale más barato comprar algo nuevo que arreglar algo roto. Esa mentalidad, nos está llevando al abismo de la inmundicia.

venerdì 4 marzo 2011

Mejor que reciclar, no producir - COOL TO REUSE



Se podría hablar de los vertederos como testigos del fracaso de las famosas tres R’s: Reducir, Reutilizar y Reciclar. Si imaginamos “la batalla contra los residuos” como una pirámide, encontraríamos en la cima los vertederos, como el último recurso a utilizar y en la base, la reducción en la producción de residuos. ¿Qué mejor manera hay de luchar contra los resuiduos que no generarlos? Supone cortar el problema desde la base, la raíz.

Tomemos el plástico como ejemplo más extendido. A nosotros que hemos nacido en la era del plástico, nos costaría imaginar cómo sería un supermercado sin él. Sin embargo, nuestros abuelos no conocieron el sobreembalaje al que estamos acostumbrados nosotros. Ellos compraban la comida en el mercado, al que acudían con su cesta. Dos jóvenes alemanas han retomado esta idea, y han abierto en Berlín un supermercado sin envases que no genera residuos. El concepto es simple: los alimentos se venden a granel y los consumidores llevan sus propios recipientes y bolsas al supermercado.


sabato 19 febbraio 2011

EL PLÁSTICO: TIPOS Y DIFERENTES USOS. COOL TO REUSE

El plástico es un material utilizado para sustituir al vidrio, la madera y cualquier otro material natural, destaca por su ductilidad y durabilidad. Normalmente no se sabe distinguir las distintas clases de plásticos, espero que en esta entrada quede un poco más claro. La variedad de plásticos que podemos encontrar en nuestro día a día depende de su utilidad:


Tereftalato de Poliestireno(PET): su utilización va desde las botellas para contener bebidas, tupperware, hasta los envases de medicamentos.

Poliestireno de alta densidad (PEAD-HDPE): se usa normalmente para envasar leche, detergente, la realización de juguetes y tanques de agua, son usados por su dureza y rigidez, que son mayores que el Poliestireno de baja densidad.
Poliestireno de baja densidad (PEBD-LDPE): este material blando y elástico, dependiendo de su grosor, es utilizado en la fabricación de juguetes, envases de productos congelados y aislante de cables eléctricos.
Polocloruro de vinilo (PVC): es muy apreciado por su bajo precio y su diferentes formas físicas: rígido o flexible, opaco o trasparente. Su utilización puede ir desde las tuberías, mangueras, cables, hasta la realización de cuero sintético.
Polipropileno (PP): por su resistencia a estiramiento y tensiones es utilizado para la fabricación de bolsas, envases de comida, bolsas de uso agrícola, tuberías de agua caliente y film para la protección de alimentos.


Por el momento parece que todo son ventajas y nos da una idea de la cantidad de plástico que está en nuestro entorno, tal vez de forma excesiva. Las ventajas puedes ser muchas, pero las desventajas pueden ser aun mayores, bien sea en su fabricación o luego en su uso y abandono en el medio natural.

Cualquier material destinado al envasado de un producto debe tener cierta resistencia y durabilidad, esto implica que sea un material difícil de degradar por medios naturales. Se considera que los residuos de plástico tardan en descomponerse unos 450 años. Por otra parte, la combustión de plástico es peligrosa, ya que genera gases tóxicos para el organismo y el ambiente.
Gracias a las nuevas tecnologías contamos con plantas de reciclaje especializadas en el tratamiento de plásticos, el trabajo de estas plantas de reciclaje es separar los distintos plásticos, triturarlos y eliminar las impurezas, como las etiquetas de papel. Luego se funde y se divide en esferas pequeñas que posteriormente se utilizan para la fabricación de otros productos. Un problema al reciclar el plástico es el uso de tintes, rellenos y demás aditivos que están en los plásticos, son generalmente muy difíciles de eliminar.
Desde 1990 el reciclaje de plástico ha aumentado considerablemente, pero va muy por detrás comparado con el reciclaje del papel y cartón. Se estima que los residuos de plástico de Estados Unidos en 2008 fue de 33,6 millones de toneladas, de las cuales 2,2 millones de toneladas (1%) fueron reciclados, 2,6 millones (7,7%) fueron quemadas para producir energía y 28,9 millones de toneladas (91,3%), fueron a parar a vertederos.
Lejos del reciclaje en las susodichas plantas, de la quema de plásticos bien para su destrucción o para sacar con ella energía, la naturaleza es sabia,nos lo demuestra con el fruto inesperado de una expedición de la Universidad de Yale al Amazonas. Este grupo de estudiantes se dedica a buscar plantas y a cultivar los microorganismos. Cual fue su sorpresa al encontrase con un hongo nunca visto, el pestalotiopsis microspora, es capaz de consumir plástico, lo más sorprendente es que el hongo puede sobrevivir una dieta de plástico en un ambiente sin oxígeno, el tipo de condición que se da en el fondo de los vertederos.


Otra forma de utilizar el plástico se da en mentes brillantes, las cuales manipulan la basura plástica para crear cosas impresionantes, tenemos el ejemplo de unas zapatillas hechas con los desechos que nos devuelve el mar. (https://www.youtube.com/watch?v=zrW-BLrpqR4)


Otros hacen de la basura una forma de vida y utilizan todo lo aprendido para ayudar a la gente menos afortunada tras los desastres naturales




venerdì 7 gennaio 2011

COOL TO REUSE – Buone pratiche per ridurre i rifiuti


In questo blog abbiamo proposto differenti forme per riutilizzare e riciclare i rifiuti che generiamo abitualmente nella vita domestica. Per avere un comportamento sostenibile esiste una regola generale chiamata “le tre R” cioè Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. In questo articolo ci occuperemo della prima R proponendo un piccolo decalogo di buone pratiche da tenere in mente nella nostra vita quotidiana:

- Evita sacchetti di plastica quando acquisti nei negozi o supermercati: porta con te una borsa di tela o plastica dura che possa essere utilizzata più volte.

- Non comprare prodotti con un imballaggio eccessivo ma cerca il prodotto con il packaging che produca meno rifiuti.

- Compra prodotti venduti in confezioni familiari, evita le confezioni monodose.

- Compra prodotti locali risparmiando sia in imballaggi che nel trasporto.


- Compra prodotti sfusi e prodotti freschi: si evitano imballaggi non necessari e si acquista la quantità esatta di cui si ha bisogno.

- Utilizza la pellicola di plastica o la carta argentata il minimo indispensabile. Prendi il considerazione una volta usata potrebbe essere riutilizzata in molti modi.

- Se possibile consuma acqua di rubinetto invece di quella minerale. Per bere acqua di rubinetto usa bottiglie di vetro o alluminio che possono essere riusate innumerevoli volte.

- Scegli elettrodomestici o apparecchi che garantiscono una lunga durata di utilizzo e che possono essere riparati in caso di malfunzionamento.

- Compra oggetti di seconda mano e metti in vendita o regala quelli che non utilizzi più ma che sono ancora in buono stato.

- Evita di comprare deodoranti per ambienti: la cosa migliore è ventilare la casa o utilizzare metodi alternativi come piante aromatiche o oli essenziali.









giovedì 6 gennaio 2011

COOL TO REUSE - Discariche elettroniche II



Pochi giorni fa Microsoft ha annunciato che, a partire dal 2015, il sistema operativo Windows7 non usufruirà più del servizio di supporto tecnico. Questo significa che per tale versione non esisteranno più aggiornamenti e quindi circa il 75% dei computer attualmente in uso diverranno presto obsoleti.
Nonostante per qualche altro anno sia possibile utilizzare alcune patch di sicurezza non potremo usare nuovi programmi con necessità specifiche. 

Link in italiano: PI: Microsoft e il futuro di Windows 7
Enlace en castellano: Tecnología: Microsoft también asesina Windows 7 y tú tendrás que convivir con el cadáver - TECNOXPLORA A3TV

Come alternativa a questo problema, per evitare la moltiplicazione di rifiuti elettronici possiamo evitare la sostituzione del vecchio PC istallandovi una serie di programmi gratuiti volti a soddisfare tutte le nostre necessità informatiche:

Sistema operativo
Linux-Ubuntu (alternativa a Windows): Ubuntu

Programmi;
Libre Office (alternativa a office )
Mozilla (alternativa a Crome ed Explorer)
VLC (riproduttore di musica)
7-zip (compressore di file)
Thunderbird (alternativa a Outlook)
Jitsi (alternativa a Skype)
SparkleShare (alternativa a Dropbox)
Gimp (alternativa a Photoshop)
Inkscape (alternativa a Illustrator)

Nel caso invece che la sostituzione del PC sia necessaria esistono organizzazioni che recuperano i vecchi computer, li riparano e con sistemi operativi e software oper source li sistemano e li donano ad altre organizzazioni no profit. Il tutto in forma assolutamente gratuita
Macerata Trashware

Infine vogliamo salutarvi con questi link sulla creazione di una stampante 3D interamente ricavata da materiali di scarto elettronici: 

Link in spagnolo: Togolés crea impresora 3D con materiales reciclados - VeoVerde
Link in Francese: W.Afate 3D printer - Ulule

mercoledì 5 gennaio 2011

COOL TO REUSE - Plastificando l'oceano II

In relazione all’articolo pubblicato qualche settimana fa sul problema dell’inquinamento degli oceani a causa di materiali plastici, volevamo aggiornarvi con due notizie positive.
La prima è riguarda un ragazzo olandese di 19 anni che ha inventato un sistema per la pulizia degli oceani che se applicato permette il riciclo in 10 anni della metà della plastica presente negli oceani con un costo 33 volte inferiore alle tecnologie attualmente utilizzate. Inoltre questo sistema funziona al 95% con energia solare.



L’altra notizia positiva è la creazione di un supermercato in Germania dove la vendita e distribuzione avviene senza l’utilizzo di contenitori e dunque con una notevole riduzione di rifiuti plastici.


Un nuevo supermercado sin envases que no genera residuos y sí, ahorro | Capeando la crisis

Video con sottotitoli in castigliano



Original Unpackaged, a Zero Waste No Packaging Supermarket (Original Unverpackt)

martedì 4 gennaio 2011

COOL TO REUSE - Discariche elettroniche


Per fabbricare un solo personal computer fisso con il suo schermo sono necessari circa 240 kg di combustibile, 22 kg di prodotti chimici e 1,5 tonnellate d'acqua. Di tutta l'elettricità che consuma un PC durante la sua vita l'80% è utilizzata nel processo di fabbricazione e solo il 20% nell'utilizzo vero e proprio del computer.

Data questa premessa è evidente che oltre l'importanza di allungare il periodo di vita di tutti gli apparati elettronici è necessario smaltirli in maniera corretta, poiché i componenti degli apparati elettronici, contenendo molti elementi tossici, provocano un enorme impatto sull'ambiente.

Essendo però il business dello smaltimento di componenti elettronici redditizio le compagnie che si occupano della raccolta, del trasporto e dello stoccaggio tendono a nascondere le informazioni relative a quantità di esportazione, frequenza e destino finale dei materiali.

La crescente produzione di residui pericolosi è attualmente un problema critico per i paesi industrializzati. Per questo i residui sono esportati nei paesi in via di sviluppo. Queste esportazioni aumentano di giorno in giorno approfittando della mancanza di normative di carattere ambientale, dell'assenza di controlli, dell'ignoranza degli amministratori locali circa i rischi potenziali dei materiali importati e soprattutto della necessita di valuta straniera per pagare i debiti che i paesi più poveri hanno contratto nell'arco degli anni.

Esistono normative nelle quali si specifica che i residui tossici devono essere trattati nel proprio stato. La CEE ha approvato a Basilea il 22 marzo del 1989 la convenzione mondiale sul controllo dei movimenti transfrontalizi di residui pericolosi e sulla loro eliminazione. Tale convenzione è entrata in vigore negli stati CEE il 7 febbraio 1994. L'obiettivo della convenzione è quello di ridurre il volume di scambi di residui per proteggere la salute umana e l'ambiente stabilendo un sistema di controllo delle esportazioni ed importazioni di residui pericolosi e della loro eliminazione.

D'altra parte gli Stati Uniti, il maggior produttore e consumatore di apparati elettronici del pianeta, non hanno firmato la convenzione di Basilea né hanno sviluppato un programma di riciclaggio proprio. Circa il 90% dell'immondizia elettronica statunitense viene inviata a zone povere in Africa e Asia, dove più di 100.000 persone giornalmente si giocano la loro salute passando ore nelle discariche di rifiuti elettronici alla ricerca di materiali che possono essere venduti (es. rame). Anche in Europa ci sono associazioni criminali che si fanno pagare per smaltire rifiuti elettronici esportandoli in Africa e Asia facendoli passare per apparati elettronici "di seconda mano" ma che in realtà sono inservibili.

Migliaia di tonnellate di immondizia informatica partono da differenti paesi del pianeta con destinazione le gigantesche discariche asiatiche o africane. Laggiù migliaia di disperati passano la loro vita cercando rame, oro, argento presenti nei circuiti elettronici o chip integri per poterli vendere e guadagnare qualcosa. I materiali tossici però rimangono lì e vengono lentamente assorbiti dal suolo, e conseguentemente contaminano l'acqua, le piante e infine gli uomini.

Il problema si radica nella società consumista nella quale viviamo; qualunque apparato è progettato in modo tale che in pochi anni o ore di utilizzo risulti obsoleto.

Per saperne di più: "Obsolescenza programmata. Comprare, buttare,comprare"


Un'altra possibilità per ridurre i residui è legata alla capacità di riutilizzo degli apparati informatici. A volte un semplice software o sistema operativo open source (es. Linux) possono far si che i nostri computer tengano una vita utile più lunga. Inoltre dal 2005 in Europa le imprese responsabili della produzione della maggior parte dei rifiuti elettrici ed elettronici hanno l'obbligo di gestire l'immondizia che producono: ogni impresa produttrice di articoli di elettronica o informatica deve possedere un sistema proprio di gestione di residui o partecipare ad un sistema collettivo di smaltimento di rifiuti di tipo elettronico.

CIBER-BASURA SENZA FRONTIERE

Il documentario 'Ciberbasura sin fronteras' del programma spagnolo 'En Portada' ha ottenuto il premio "Manos Unidas de Televisión" nella sua XXV edizione. Nel video si spiega in maniera esaustiva come annualmente i paesi sviluppati generano una grandissima quantità di immondizia elettronica che finisce nelle discariche di paesi in via di sviluppo. Per la realizzazione del reportage una équipe televisiva è stata inviata in Ghana dove l'immondizia tradizionale si mescola con nuovi rifiuti sempre più pericolosi ed inquinanti. Ad Agbogbloshie, nella periferia di Accra, la capitale del Ghana, infinite pile di personal computer, vecchie lavatrici e frigoriferi arrugginiti sono accumulati nel mezzo di montagne di rifiuti tradizionali. Piombo, arsenico, cobalto, mercurio, cadmio: un cocktail di sostanze tossiche che viene assorbito dalla terra e che provoca gravi danni alla salute e all'ambiente come la contaminazione dell'acqua, degli alimenti e dell'atmosfera che respiriamo.

L'immondizia elettronica ha iniziato ad arrivare ad Agbogbloshie da una quindicina di anni ed in Ghana tuttora non esistono leggi che regolino l'entrata di questa tipologia di rifiuti. L'Agenzia Europea per l'Ambiente ha calcolato che il volume di immondizia elettronica sta aumentando tre volte più rapidamente di qualunque altro tipo di rifiuti prodotti.

"CIBERBASURA SIN FRONTERAS"

Un altro documentario interessante è "La tragedia electrónica” che parla dello smaltimento di rifiuti informatici di tutto il mondo.

"LA TRAGEDIA ELECTRÓNICA"

Una soluzione a questo problema immenso potrebbe essere un ciclo chiuso dove la produzione di apparati elettrici/elettronici parta dall'utilizzo di materiali già utilizzati in altri apparati. Riciclando i rifiuti elettronici si diminuirebbe il consumo di materie prime e non si contaminerebbe il pianeta. Il libro del chimico Michael Braungart e dell'architetto William McDonough “Cradle to Cradle: Remaking the Way We Make Things" spiega come sia possibile arrivare a questi risultati.

Altri links interessanti:

"LA STORIA DELLE COSE"


In ultima istanza vogliamo sottolineare un'iniziativa realizzata proprio qui a Macerata che consiste nella raccolta di computer usati che la gente vorrebbe buttare, nella loro riparazione e nell'istallazione del sistema operativo open source "LINUX Ubuntu" che permette anche a vecchi PC di avere ottime prestazioni. I PC rimessi a nuovo vengono poi donati a scuole, istituzioni pubbliche o associazioni no profit.

lunedì 3 gennaio 2011

COOL TO REUSE - PLASTIFICANDO L'OCEANO


COOL TO REUSE: PLASTIFICANDO L'OCEANO

Nei post precedenti abbiamo analizzato le differenti tipologie delle plastiche e il loro impatto ambientale. Questa settimana ci addentriamo nella problematica dei rifiuti e scarti plastici presenti nei mari, con una specifica attenzione agli oceani.
L'inquinamento delle acque per colpa dei rifiuti prodotti dall'uomo genera un quantità di effetti negativi: solo il 5% di plastica prodotta nel mondo viene riciclata e molta di essa finisce nei mari.     
Attualmente la crescita di rifiuti solidi si deve all'aumento di quella parte di popolazione mondiale che non ha abitudini di consumo sostenibili e che non possiede nessuna nozione di educazione ambientale. Oltre a ciò anche un'incapacità di gestione dei rifiuti solidi dovuta in gran parte ad una crescita delle aree urbane con conseguente concentrazione di rifiuti. Si stima come media mondiale che ogni abitante produca approssimativamente 0,529 kg di immondizia ogni giorno.
Le principali cause dell'inquinamento delle acque sono:
- Scarichi delle utenze idriche familiari (fogne che finiscono nei fiumi e conseguentemente nei mari)
- Scarichi delle industrie
- Emissioni industriali in polvere come cemento e gesso
- Discariche (metano, cattivi odori), inceneritori (Co2 e gas tossici), fumigazione aerea (liquidi tossici in sospensione).
- Perdite di petrolio negli oceani 
- Correnti aeree e relazione tra pressione e temperatura

La crescita della popolazione nelle grandi città sta producendo una concentrazione dei rifiuti in aree limitate. Questi rifiuti finiscono per essere abbandonati nei canali di scolo, fiumi, e alla fine negli oceani. La loro presenza crea inevitabilmente un deterioramento della qualità dell'acqua.

i principali agenti contaminanti dell'acqua sono:
- Residui organici
- Prodotti chimici: pesticidi, scarti industriali, sostanze tensioattive
- Petrolio e derivati
- Minerali inorganici
- Sedimenti formati da particelle del suolo e minerali
- Sostanze radioattive
- Contaminante fisico: il calore, quando si svuotano le cisterne per la refrigerazione di fabbriche o centrali energetiche, fa salire la temperatura dell'acqua del bacino idrico o canale che si sta utilizzando per riempire le cisterne.

PROBLEMATICHE DEGLI OCEANI:
Negli ultimi anni sono stati molti i campanelli di allarme che la comunità scientifica internazionale ha suonato relativamente al grande deterioramento e inquinamento che stanno soffrendo i nostri oceani. Questi alcuni dati che possono servire per avere una piccola idea della reale grandezza della problematica:
- Nel secolo passato sono finiti in mare un totale approssimativo di 100 milioni di tonnellate di plastica, nel secolo attuale in solo 14 anni abbiamo già abbondantemente superato la quantità immessa in tutto il secolo passato.
- Ogni anno aumenta di un 10% la quantità di plastica che finisce nel mare
- Attualmente per ogni miglio quadrato di oceano ci sono circa 13.000 frammenti di plastica di varia grandezza e dimensione
- Tutte le spiagge della terra sono contaminate da microparticelle di plastica mescolate nella sabbia
- Il 50% della plastica che si trasforma in rifiuto oceanico è stata utilizzata una sola volta
- Circa l'80% dell'inquinamento dei mari ed oceani ha le sue origini nella terra ferma
- Solo il 20% dell'inquinamento marino ha come fonte navi, strumentazione marina, reti...
- La plastica impiega tra cento e mille anni per degradarsi completamente
- Le particelle di plastica presenti nel mare hanno la proprietà chimica di accumulare elementi contaminanti come DDT (Dicloro difenil tricloroetano) e PCB (policlorobifenili)
- La plastica si frammenta in particelle più piccole che non possono vedersi ad occhio nudo però continuano ad essere non biodegradabili e conservano le loro proprietà tossiche
- Gli esseri viventi marini (dal plancton alla balena) nutrendosi accumulano nel loro corpo quantità di plastica sempre maggiorI in corrispondenza con la loro posizione nella piramide alimentare: più si trovano in alto più la percentuale di plastica nel loro corpo è maggiore
L'immissione di tutti questi rifiuti plastici nei nostri mari ed oceani stanno generando grandi conseguenze negli ecosistemi marini. Si possono classificare tre tipologie di impatto:

IMPATTO AMBIENTALE

intrappolati nella plastica:
- Più di 250 specie marine hanno problemi con l'ingestione o vengono intrappolati da residui plastici,
- Nei mammiferi marini come foche o leoni marini il tasso di intrappolamento per colpa di residui plastici è dell'8%

Ingestione:
- Più di 100 specie di uccelli marini ingeriscono oggetti di plastica
- Il 95% degli albatros hanno una quantità di plastica nei loro stomaci che influisce nel loro sistema digestivo e possono portare nei casi più gravi al decesso.
- E' stato accertato che sono 31 le specie di mammiferi marini che ingeriscono residui plastici
-  Trasporto di specie invasive
- I rifiuti plastici fungono da vettori per la proliferazione di specie invasive: le superfici dure create dai rifiuti plastici vengono utilizzate come substrato attrattivo per organismi invasivi, i quali generano un impatto catastrofico sulle specie autoctone e sulla biodiversità. 

IMPATTO ECONOMICO
- Sono molti gli esperti che stanno lavorando sulle stime dei costi economici relazionati all'inquinamento marino da rifiuti plastici. Le cifre si aggirano intorno al miliardo di dollari all'anno, dovuto alle conseguenze che generano in settori come la pesca, la navigazione ed il turismo.

SALUTE UMANA
I residui plastici si disgregano in particelle sempre più piccole (ma ugualmente tossiche) ed entrano a far parte della catena alimentare dei pesci che noi mangiamo. Queste particelle, stazionando nel sistema digestivo dei pesci, producono un'accumulazione di sostanze tossiche in determinate zone del loro organismo. La plastica inoltre ha una particolare capacità assorbente di altre sostanze chimiche che si possono ritrovare nel mare come gli inquinanti organici persistenti (POP). Questi POP sono associabili a numerosi pericoli per la salute umana:
- cancro
- diabete
- alterazione nel sistema immunitario
- disequilibri ormonali
- problemi durante la gravidanza nello sviluppo del feto (minor peso, problemi cognitivi)

L'inquinamento dei nostri oceani non è un fattore da sottovalutare e per arginare tale fenomeno occorre prendere una serie di misure che possono essere riassunte in:
- riciclare la plastica
- ridurre ed evitare il consumo di plastica
- comprare prodotti riciclabili

Come dice il capitano Moore, sarebbe come "provare a svuotare a secchiate una vasca da bagno con il rubinetto aperto. Per prima cosa occorre chiudere il rubinetto" 

Per maggiori info: 





domenica 2 gennaio 2011

COOL TO REUSE - Bevendo petrolio (II)


Come discusso nel precedente post l’utilizzo in grande scala di plastica PET crea inevitabilmente un problema di rifiuti e conseguentemente difficoltà della loro raccolta e gestione. Possiamo vedere in qualunque strada o parco di tutte le città bottiglie di PET abbandonate a terra che impiegheranno più di 500 anni per degradarsi completamente. Inoltre l’uso massiccio di bottiglie PET può generare problemi di salute connessi alla possibilità che le bottiglie liberino sostanze nocive se riutilizzate molte volte o se esposte ad una fonte di calore. Per questo i messaggi dei fabbricanti sono:
“Conservare in un luogo pulito, fresco e secco” 
“Proteggere dalla luce solare e da odori intensi”
“Consumare preferibilmente prima di...”
“Non riutilizzare il contenitore”

E’ importante dunque conoscere alternative all’utilizzo di bottiglie di PET, cioè tipologie diverse di bottiglie come quelle di alluminio, acciaio inossidabile, vetro o materiale plastico policarbonato. Il seguente articolo spiega i vantaggi e gli inconvenienti di ciascuna tipologia di bottiglia:

In varie città come San Francisco (California, USA), Concord (Massachusetts, USA) o Bundanoon (New South Gales, Australia) hanno proibito la vendita di acqua imbottigliata per proteggere l’ambiente. In queste città si promuovono bottiglie riutilizzabili che possono essere riempite nelle numerose fonti pubbliche o edifici pubblici. Bundanoon è stata la prima città a proibire nel 2009 l’utilizzo di acqua imbottigliata nel PET. 
- http://periodismohumano.com/sociedad/medio-ambiente/el-pueblo-australiano-que-lleva-un-ano-sin-beber-agua-embotellada.html

Nel 2013 si è unita a questa iniziativa la città di Concord:

La città di San Francisco a partire dal 2014 ha proibito l’uso del PET per imbottigliare acqua:

Questo è il primo esempio di una grande città industrializzata nella quale si potrà vivere senza acqua imbottigliata.


PET DI ORIGINE VEGETALE
Le grandi multinazionali stanno iniziando ad utilizzare il PET di origine vegetale come rimedio alla critica internazionale ecologista. Queste compagnie, tra le quali ci sono Coca cola o Pepsi, usano un 30% di PET di origine vegetale (bottiglie disponibili solo in alcuni stati) e affermano che entro il 2020 tutte le bottiglie utilizzate saranno di PET riciclato. C’è da ricordare però che le normative sanitarie della maggior parte degli stati europei obbligano ad usare almeno un 50% di PET vergine. 

Inoltre occorre ricordare che il PET è un materiale 100% riciclabile ma non biodegradabile e che durante il suo processo di riciclaggio perde gran parte delle sue proprietà.

PET NEL SETTORE TESSILE
Il PET riciclato rappresenta una nuova opportunità per il settore dell’industria tessile. Il processo di riciclaggio del PET su grande scala permette ai fabbricanti tessili di incrementare le entrate riducendo i costi. Attualmente la Cina è il maggior importatore al mondo di bottiglie di plastica PET, che vengono riutilizzate per l’elaborazione di fibre sintetiche con lo scopo di fabbricare vestiti che poi vengono esportati in tutto il mondo.
Per convertire una bottiglia PET in indumento tessile sono necessari una serie di processi che possono essere semplificati in tre passaggi: fusione del polimero, processo di filatura e tessitura finale.
Un buon esempio di questo nuovo sistema di fabbricare indumenti è rappresentato da ECOALF, un’impresa spagnola di vestiti realizzati a partire dal riciclo di rifiuti differenziati. I principali rifiuti che vengono utilizzati per realizzare indumenti sono reti da pesca, bottiglie di plastica (PET), pneumatici usati e caffè. 
Focalizzandoci sulle bottiglie di plastica ECOALF ha pubblicato dei dati interessanti relativi alla riduzione del consumo e la contaminazione ambientale. Con 70 bottiglie di PET si genera un metro quadrato di tessuto. Inoltre si riduce di un 20% il consumo di acqua, un 50% di consumo di energia e un 60% di immissioni di CO2 nell’aria. 

Anche grandi imprese come NIKE o ADIDAS hanno cominciato ad utilizzare il PET a partire dai suoi polimeri. Queste multinazionali utilizzano all’incirca 18-20 bottiglie di plastica per fabbricare un capo di vestiario.
NIKE ha riutilizzato soltanto nel 2012 un totale di 16 milioni di bottiglie di plastica acquistate da impianti di riciclaggio di Giappone e Taiwan. Il nuovo uso di questi materiali rientra in una nuova strategia che ha permesso la crescita di un 14% delle vendite e un beneficio di oltre 6 miliardi di dollari riducendo allo stesso tempo del 25% le spese legate alla produzione.

PET-TREE: Orti verticali PET
Questo è uno degli esempi di nuovo uso creativo dei contenitori PET da 5 litri. E’ un sistema per la coltivazione di ortaggi basato nell’utilizzo di questi recipienti come vasi, formando una struttura su più livelli di forma geometrica. E’ un sistema di coltivazione che inoltre permette l’utilizzo più efficace delle risorse idriche, nonché dello spazio utilizzato.



Photograph: Richard Scott/MAVERICK