martedì 4 gennaio 2011

COOL TO REUSE - Discariche elettroniche


Per fabbricare un solo personal computer fisso con il suo schermo sono necessari circa 240 kg di combustibile, 22 kg di prodotti chimici e 1,5 tonnellate d'acqua. Di tutta l'elettricità che consuma un PC durante la sua vita l'80% è utilizzata nel processo di fabbricazione e solo il 20% nell'utilizzo vero e proprio del computer.

Data questa premessa è evidente che oltre l'importanza di allungare il periodo di vita di tutti gli apparati elettronici è necessario smaltirli in maniera corretta, poiché i componenti degli apparati elettronici, contenendo molti elementi tossici, provocano un enorme impatto sull'ambiente.

Essendo però il business dello smaltimento di componenti elettronici redditizio le compagnie che si occupano della raccolta, del trasporto e dello stoccaggio tendono a nascondere le informazioni relative a quantità di esportazione, frequenza e destino finale dei materiali.

La crescente produzione di residui pericolosi è attualmente un problema critico per i paesi industrializzati. Per questo i residui sono esportati nei paesi in via di sviluppo. Queste esportazioni aumentano di giorno in giorno approfittando della mancanza di normative di carattere ambientale, dell'assenza di controlli, dell'ignoranza degli amministratori locali circa i rischi potenziali dei materiali importati e soprattutto della necessita di valuta straniera per pagare i debiti che i paesi più poveri hanno contratto nell'arco degli anni.

Esistono normative nelle quali si specifica che i residui tossici devono essere trattati nel proprio stato. La CEE ha approvato a Basilea il 22 marzo del 1989 la convenzione mondiale sul controllo dei movimenti transfrontalizi di residui pericolosi e sulla loro eliminazione. Tale convenzione è entrata in vigore negli stati CEE il 7 febbraio 1994. L'obiettivo della convenzione è quello di ridurre il volume di scambi di residui per proteggere la salute umana e l'ambiente stabilendo un sistema di controllo delle esportazioni ed importazioni di residui pericolosi e della loro eliminazione.

D'altra parte gli Stati Uniti, il maggior produttore e consumatore di apparati elettronici del pianeta, non hanno firmato la convenzione di Basilea né hanno sviluppato un programma di riciclaggio proprio. Circa il 90% dell'immondizia elettronica statunitense viene inviata a zone povere in Africa e Asia, dove più di 100.000 persone giornalmente si giocano la loro salute passando ore nelle discariche di rifiuti elettronici alla ricerca di materiali che possono essere venduti (es. rame). Anche in Europa ci sono associazioni criminali che si fanno pagare per smaltire rifiuti elettronici esportandoli in Africa e Asia facendoli passare per apparati elettronici "di seconda mano" ma che in realtà sono inservibili.

Migliaia di tonnellate di immondizia informatica partono da differenti paesi del pianeta con destinazione le gigantesche discariche asiatiche o africane. Laggiù migliaia di disperati passano la loro vita cercando rame, oro, argento presenti nei circuiti elettronici o chip integri per poterli vendere e guadagnare qualcosa. I materiali tossici però rimangono lì e vengono lentamente assorbiti dal suolo, e conseguentemente contaminano l'acqua, le piante e infine gli uomini.

Il problema si radica nella società consumista nella quale viviamo; qualunque apparato è progettato in modo tale che in pochi anni o ore di utilizzo risulti obsoleto.

Per saperne di più: "Obsolescenza programmata. Comprare, buttare,comprare"


Un'altra possibilità per ridurre i residui è legata alla capacità di riutilizzo degli apparati informatici. A volte un semplice software o sistema operativo open source (es. Linux) possono far si che i nostri computer tengano una vita utile più lunga. Inoltre dal 2005 in Europa le imprese responsabili della produzione della maggior parte dei rifiuti elettrici ed elettronici hanno l'obbligo di gestire l'immondizia che producono: ogni impresa produttrice di articoli di elettronica o informatica deve possedere un sistema proprio di gestione di residui o partecipare ad un sistema collettivo di smaltimento di rifiuti di tipo elettronico.

CIBER-BASURA SENZA FRONTIERE

Il documentario 'Ciberbasura sin fronteras' del programma spagnolo 'En Portada' ha ottenuto il premio "Manos Unidas de Televisión" nella sua XXV edizione. Nel video si spiega in maniera esaustiva come annualmente i paesi sviluppati generano una grandissima quantità di immondizia elettronica che finisce nelle discariche di paesi in via di sviluppo. Per la realizzazione del reportage una équipe televisiva è stata inviata in Ghana dove l'immondizia tradizionale si mescola con nuovi rifiuti sempre più pericolosi ed inquinanti. Ad Agbogbloshie, nella periferia di Accra, la capitale del Ghana, infinite pile di personal computer, vecchie lavatrici e frigoriferi arrugginiti sono accumulati nel mezzo di montagne di rifiuti tradizionali. Piombo, arsenico, cobalto, mercurio, cadmio: un cocktail di sostanze tossiche che viene assorbito dalla terra e che provoca gravi danni alla salute e all'ambiente come la contaminazione dell'acqua, degli alimenti e dell'atmosfera che respiriamo.

L'immondizia elettronica ha iniziato ad arrivare ad Agbogbloshie da una quindicina di anni ed in Ghana tuttora non esistono leggi che regolino l'entrata di questa tipologia di rifiuti. L'Agenzia Europea per l'Ambiente ha calcolato che il volume di immondizia elettronica sta aumentando tre volte più rapidamente di qualunque altro tipo di rifiuti prodotti.

"CIBERBASURA SIN FRONTERAS"

Un altro documentario interessante è "La tragedia electrónica” che parla dello smaltimento di rifiuti informatici di tutto il mondo.

"LA TRAGEDIA ELECTRÓNICA"

Una soluzione a questo problema immenso potrebbe essere un ciclo chiuso dove la produzione di apparati elettrici/elettronici parta dall'utilizzo di materiali già utilizzati in altri apparati. Riciclando i rifiuti elettronici si diminuirebbe il consumo di materie prime e non si contaminerebbe il pianeta. Il libro del chimico Michael Braungart e dell'architetto William McDonough “Cradle to Cradle: Remaking the Way We Make Things" spiega come sia possibile arrivare a questi risultati.

Altri links interessanti:

"LA STORIA DELLE COSE"


In ultima istanza vogliamo sottolineare un'iniziativa realizzata proprio qui a Macerata che consiste nella raccolta di computer usati che la gente vorrebbe buttare, nella loro riparazione e nell'istallazione del sistema operativo open source "LINUX Ubuntu" che permette anche a vecchi PC di avere ottime prestazioni. I PC rimessi a nuovo vengono poi donati a scuole, istituzioni pubbliche o associazioni no profit.

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