domenica 2 gennaio 2011

COOL TO REUSE - Bevendo petrolio (I)

Considerando che negli ultimi anni l’utilizzo di materiali plastici ha avuto una crescita esponenziale e che vengono impiegati come recipienti per alimenti con questo articolo ci piacerebbe analizzare brevemente questa tipologia di materiali considerandone i vantaggi e gli svantaggi.
La plastica utilizzata per i recipienti è costituita da polimeri sintetici termoplastici. Attualmente c’è una grande varietà di materiali plastici che sono utilizzati per il packaging e per classificarli si utilizza un sistema di codificazione numerico. Ogni gruppo di polimeri plastici si identifica per il suo Codice di Identificazione Plastico o PIC.
Il PIC fu creato dalla Società dell’Industria Plastica per avere un sistema uniforme di differenti tipologie di polimeri sintetici così da poter aiutare le imprese che si occupano di riciclaggio a separare i differenti tipi di plastica.

Che cos’è un polimero sintetico?
Sono macromolecole formate dall’unione di monomeri, che sono molecole più piccole. Questi polimeri si ottengono attraverso un processo denominato polimerizzazione a partire da monomeri di basso peso molecolare. Questi monomeri sono di origine sintetica e principalmente derivati dal petrolio.
Al contrario dei polimeri naturali non sono biodegradabili pertanto ci potrebbero volere da centinaia a migliaia di anni per degradarsi, provocando un’accumulazione di rifiuti tossici nell’ambiente.

Perché i recipienti sono termoplastici?
I termoplastici sono quei polimeri che modificano il loro stato attraverso il calore. Si convertono in liquido se riscaldati mentre se raffreddati sufficientemente si induriscono. Sono di alto peso molecolare.
Differiscono dai termostabili poiché possono ammorbidirsi se riscaldati e indurirsi con temperature basse diverse volte prima di degradarsi (questo è importante per il riciclaggio).


PET, il più usato per bottiglie di acqua e di bibite in genere.
Il Tereftalato di Polietileno o PET (polyethylene terephtalate) è un polimero elaborato a partire da due materie prime derivate dal petrolio: etilene e paraxilene.
Le principali caratteristiche del PET sono la sua notevole trasparenza, la grande resistenza all’usura e la corrosione, una buona resistenza chimica e termica. Inoltre è un materiale riciclabile e il suo utilizzo è garantito per prodotti alimentari. Il suo principale uso è per la creazione di bottiglie.
Fu prodotto per la prima volta nel 1941 dagli scienziati britannici Whinfield y Dickson, che lo utilizzarono come polimero per la fabbricazione di fibre. A partire dal 1946 si iniziò ad usarlo massicciamente nell’industria tessile. Nel 1952 si cominciò ad utilizzarlo come pellicola per avvolgere alimenti. Dal 1976 il PET venne utilizzato per quello che ora rappresenta il suo principale mercato: i contenitori rigidi. Grazie alla sua particolare attitudine per la fabbricazione di bottiglie per bevande poco sensibili all’ossigeno come per esempio acqua minerale o le bibite gassate. A partire dal 2000 si utilizza anche per imbottigliare la birra.
Le caratteristiche principali del PET sono la sua impermeabilità ai gas come la CO2, la sua trasparenza, il peso specifico molto basso e la sua resistenza alle sollecitazioni esterne. D’altra parte non è biodegradabile ed è lievemente tossico perché può emettere particelle dannose per l’organismo. Per questo la raccomandazione che appare in tutte le bottiglie PET è di non riempirle di nuovo. Il processo naturale di degradazione del PET può impiegare 500 anni o più.

IL RICICLAGGIO DEL PET
Il processo di riciclaggio di contenitori di PET si può riassumere in tre fasi:

- Nella prima fase si differenzia il materiale PET dagli altri materiali plastici e si trasporta al centro di trattamento dove si procede alla sua pulitura e compattazione.
- La seconda fase è il riciclaggio vero e proprio, un processo industriale composto da molti sub-processi fisici, chimici e termici nei quali i materiali PET vengono lavati, ripuliti, seccati, separati ulteriormente e viene effettuato un controllo circa la qualità del materiale. Infine vengono immagazzinati.
- La terza tappa è relativa alla vendita del materiale PET pulito ai fabbricanti di prodotti che a partire dal PET riciclato producono articoli tessili come abbigliamento vario, cuscini e piumoni imbottiti, copriletti, rivestimenti per l'industria automobilistica. Inoltre si possono realizzare di nuovo contenitori alimentari o di altro tipo.

Per quanto riguarda l’uso del PET riciclato per la creazione di nuove bottiglie di plastica per acqua o bibite il Ministero della Salute obbliga ad usare al meno un 50% di materiale PET vergine.
Riassumendo, l’uso di materiali plastici in qualunque prodotto o per la fabbricazione di packaging è in continuo aumento e questo produce problematiche relative all’aumento dei rifiuti e al riciclaggio. Inoltre l’utilizzo della plastica PET per la fabbricazione di bottiglie suppone un rischio per la salute poiché se riutilizzate possono liberare sostanze tossiche. Infine il fatto che il PET non sia biodegradabile crea enormi problemi all’ambiente quando non viene riciclato.
Dovremmo dunque pensare se l’utilizzo di bottiglie PET sia il più conveniente per noi e per l’ambiente in cui viviamo. Risulta fondamentale riflettere se il sistema di riciclaggio attuale è corretto o se è il caso di cambiare paradigma e iniziare a pensare a nuove possibilità come, nel caso delle bottiglie, un sistema di riutilizzo di bottiglie (es. vetro con cauzione).
Per questo nel prossimo post “Bevendo petrolio II”, parleremo delle alternative esistenti all’uso di bottiglie PET e mostreremo esempi di città dove hanno proibito la vendita di bottiglie di plastica. Inoltre parleremo anche di bottiglie realizzate con PET riciclato e dell’uso creativo di tale materiale.





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