lunedì 3 gennaio 2011

COOL TO REUSE - PLASTIFICANDO L'OCEANO


COOL TO REUSE: PLASTIFICANDO L'OCEANO

Nei post precedenti abbiamo analizzato le differenti tipologie delle plastiche e il loro impatto ambientale. Questa settimana ci addentriamo nella problematica dei rifiuti e scarti plastici presenti nei mari, con una specifica attenzione agli oceani.
L'inquinamento delle acque per colpa dei rifiuti prodotti dall'uomo genera un quantità di effetti negativi: solo il 5% di plastica prodotta nel mondo viene riciclata e molta di essa finisce nei mari.     
Attualmente la crescita di rifiuti solidi si deve all'aumento di quella parte di popolazione mondiale che non ha abitudini di consumo sostenibili e che non possiede nessuna nozione di educazione ambientale. Oltre a ciò anche un'incapacità di gestione dei rifiuti solidi dovuta in gran parte ad una crescita delle aree urbane con conseguente concentrazione di rifiuti. Si stima come media mondiale che ogni abitante produca approssimativamente 0,529 kg di immondizia ogni giorno.
Le principali cause dell'inquinamento delle acque sono:
- Scarichi delle utenze idriche familiari (fogne che finiscono nei fiumi e conseguentemente nei mari)
- Scarichi delle industrie
- Emissioni industriali in polvere come cemento e gesso
- Discariche (metano, cattivi odori), inceneritori (Co2 e gas tossici), fumigazione aerea (liquidi tossici in sospensione).
- Perdite di petrolio negli oceani 
- Correnti aeree e relazione tra pressione e temperatura

La crescita della popolazione nelle grandi città sta producendo una concentrazione dei rifiuti in aree limitate. Questi rifiuti finiscono per essere abbandonati nei canali di scolo, fiumi, e alla fine negli oceani. La loro presenza crea inevitabilmente un deterioramento della qualità dell'acqua.

i principali agenti contaminanti dell'acqua sono:
- Residui organici
- Prodotti chimici: pesticidi, scarti industriali, sostanze tensioattive
- Petrolio e derivati
- Minerali inorganici
- Sedimenti formati da particelle del suolo e minerali
- Sostanze radioattive
- Contaminante fisico: il calore, quando si svuotano le cisterne per la refrigerazione di fabbriche o centrali energetiche, fa salire la temperatura dell'acqua del bacino idrico o canale che si sta utilizzando per riempire le cisterne.

PROBLEMATICHE DEGLI OCEANI:
Negli ultimi anni sono stati molti i campanelli di allarme che la comunità scientifica internazionale ha suonato relativamente al grande deterioramento e inquinamento che stanno soffrendo i nostri oceani. Questi alcuni dati che possono servire per avere una piccola idea della reale grandezza della problematica:
- Nel secolo passato sono finiti in mare un totale approssimativo di 100 milioni di tonnellate di plastica, nel secolo attuale in solo 14 anni abbiamo già abbondantemente superato la quantità immessa in tutto il secolo passato.
- Ogni anno aumenta di un 10% la quantità di plastica che finisce nel mare
- Attualmente per ogni miglio quadrato di oceano ci sono circa 13.000 frammenti di plastica di varia grandezza e dimensione
- Tutte le spiagge della terra sono contaminate da microparticelle di plastica mescolate nella sabbia
- Il 50% della plastica che si trasforma in rifiuto oceanico è stata utilizzata una sola volta
- Circa l'80% dell'inquinamento dei mari ed oceani ha le sue origini nella terra ferma
- Solo il 20% dell'inquinamento marino ha come fonte navi, strumentazione marina, reti...
- La plastica impiega tra cento e mille anni per degradarsi completamente
- Le particelle di plastica presenti nel mare hanno la proprietà chimica di accumulare elementi contaminanti come DDT (Dicloro difenil tricloroetano) e PCB (policlorobifenili)
- La plastica si frammenta in particelle più piccole che non possono vedersi ad occhio nudo però continuano ad essere non biodegradabili e conservano le loro proprietà tossiche
- Gli esseri viventi marini (dal plancton alla balena) nutrendosi accumulano nel loro corpo quantità di plastica sempre maggiorI in corrispondenza con la loro posizione nella piramide alimentare: più si trovano in alto più la percentuale di plastica nel loro corpo è maggiore
L'immissione di tutti questi rifiuti plastici nei nostri mari ed oceani stanno generando grandi conseguenze negli ecosistemi marini. Si possono classificare tre tipologie di impatto:

IMPATTO AMBIENTALE

intrappolati nella plastica:
- Più di 250 specie marine hanno problemi con l'ingestione o vengono intrappolati da residui plastici,
- Nei mammiferi marini come foche o leoni marini il tasso di intrappolamento per colpa di residui plastici è dell'8%

Ingestione:
- Più di 100 specie di uccelli marini ingeriscono oggetti di plastica
- Il 95% degli albatros hanno una quantità di plastica nei loro stomaci che influisce nel loro sistema digestivo e possono portare nei casi più gravi al decesso.
- E' stato accertato che sono 31 le specie di mammiferi marini che ingeriscono residui plastici
-  Trasporto di specie invasive
- I rifiuti plastici fungono da vettori per la proliferazione di specie invasive: le superfici dure create dai rifiuti plastici vengono utilizzate come substrato attrattivo per organismi invasivi, i quali generano un impatto catastrofico sulle specie autoctone e sulla biodiversità. 

IMPATTO ECONOMICO
- Sono molti gli esperti che stanno lavorando sulle stime dei costi economici relazionati all'inquinamento marino da rifiuti plastici. Le cifre si aggirano intorno al miliardo di dollari all'anno, dovuto alle conseguenze che generano in settori come la pesca, la navigazione ed il turismo.

SALUTE UMANA
I residui plastici si disgregano in particelle sempre più piccole (ma ugualmente tossiche) ed entrano a far parte della catena alimentare dei pesci che noi mangiamo. Queste particelle, stazionando nel sistema digestivo dei pesci, producono un'accumulazione di sostanze tossiche in determinate zone del loro organismo. La plastica inoltre ha una particolare capacità assorbente di altre sostanze chimiche che si possono ritrovare nel mare come gli inquinanti organici persistenti (POP). Questi POP sono associabili a numerosi pericoli per la salute umana:
- cancro
- diabete
- alterazione nel sistema immunitario
- disequilibri ormonali
- problemi durante la gravidanza nello sviluppo del feto (minor peso, problemi cognitivi)

L'inquinamento dei nostri oceani non è un fattore da sottovalutare e per arginare tale fenomeno occorre prendere una serie di misure che possono essere riassunte in:
- riciclare la plastica
- ridurre ed evitare il consumo di plastica
- comprare prodotti riciclabili

Come dice il capitano Moore, sarebbe come "provare a svuotare a secchiate una vasca da bagno con il rubinetto aperto. Per prima cosa occorre chiudere il rubinetto" 

Per maggiori info: 





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